23 miliardi per essere pronti alla guerra

Finalmente in questi giorni se ne sono resi conto: forze politiche, media, sindacati e persino qualche militare. In Italia si spende troppo per le Forze Armate. Troppi sprechi, troppe spese inutili, troppi soldi per le armi, troppi privilegi per una casta che in questi anni ha saputo difendere i propri interessi corporativi e rinviare quella necessaria riforma della Difesa che manca da troppo tempo. Ci voleva la crisi economica per scoperchiare la pentola. 180.000 uomini e donne in armi quando ne basterebbero la metà, 15 miliardi di euro per acquistare 131 cacciabombardieri F35 (pari a metà della manovra Monti), oltre 510 generali, che in proporzione, sono più di quelli dell’esercito americano, il numero dei graduati superiore a quello dei comandati, ecc.. Per non parlare delle 19 maserati blindate per qualche super generale o degli oltre 600 mila euro spesi per sostenere i costi delle colf a servizio dei soliti generali.

Il Governo chiede lacrime e sangue ai pensionati, lavoratori e giovani mentre le spese militari non vengono nemmeno sfiorate dalla Legge di Stabilità e dalla manovra Monti. Per il 2012 il bilancio della Difesa è pari quasi a 20 miliardi ma se sommiamo i costi per le missioni all’estero e gli stanziamenti del ministero dello Sviluppo Economico per i sistemi d’arma si raggiunge la cifra di 23 miliardi di euro. 23 miliardi per essere pronti alla guerra. Mentre siamo pronti alla guerra, sono pochi quelli che lanciano l’allarme sul futuro del servizio civile, con i fondi che sono passati in pochi anni da 300 a 68 milioni. In pochi dicono che ci sono 20.000 volontari selezionati nell’ultimo Bando che non riescono a entrare in servizio perchè lo Stato non ha i fondi a sufficienza e, che, si sta recando un enorme danno alla comunità e ai giovani stessi. Da tempo tante organizzazioni culturali e sociali di questo Paese, tra cui Arci Servizio Civile, affermano con forza che alcune spese militari vanno ridotte e fra queste quelle per l’acquisto dei 131 F35. E’ notizia recente che anche il Pentagono sta maturando la decisione di annullare l’acquisto dell’oneroso aereo. Afferma Licio Palazzini (Presidente nazionale di Arci Servizio Civile) “un solo F35 in meno significa almeno 25.000 giovani in servizio per un anno, tanto più adesso che dopo gli ultimi tagli del Governo Berlusconi è concreto il rischio che nel 2013 non ci saranno giovani in servizio civile. L’argomento F35 sta dentro la discussione del modello di difesa. Questa discussione interessa anche noi che operiamo nell’altra faccia della difesa, quella non armata e nonviolenta a cui siamo chiamati , oltre che dalle nostre idee, anche dall’articolo 1 della legge 64 che ha istituito il Servizio Civile Nazionale ”. Finchè la protesta monta e l’attenzione è alta sui costi della Difesa qualche spiraglio viene concesso con timide proposte di riduzione dei costi sull’acquisto di armamenti o di riduzione del personale (nel senso di truppa e non di graduati). Ma appena i riflettori si spegneranno state pure certi che i bei propositi ritorneranno nei cassetti e le lacrime e sangue saranno richiesti come sempre ai soliti noti. Chiudo con una nota di “colore”. E’ apprezzabile la solerzia con cui On. Sandro Brandolini (PD) e la Senatrice Laura Bianconi (PDL) hanno sostenuto la giusta protesta degli operatori degli ippodromi a rischio di chiusura. Peccato che non abbiano mostrato altrettanto solerzia nel sostenere la battaglia di tanti giovani, Enti e Associazioni contro la probabile chiusura del Servizio Civile Nazionale. Mi viene un dubbio: forse i volontari valgono meno di un cavallo da corsa?

 

Oscar Evangelisti

Presidente Arci Servizio Civile Cesena

I commenti sono chiusi.